Espansione negli USA: acquisita la Atlantic GeoConstruction Holdings

A poche settimane dalla notizia dell’acquisizione dell’Atlantic GeoConstruction Holdings e della nuova espansione negli Stati Uniti d’America di ICOP, riportiamo di seguito l’articolo pubblicato da ANCE e l’intervista a Piero e Giacomo Petrucco.

 

Piero e Giacomo Petrucco: “Ecco perché acquisiamo l’americana AGH”

La famiglia Petrucco sbarca negli Stati Uniti. La ICOP ha annunciato ieri l’acquisizione del 100% di Atlantic GeoConstruction Holdings (AGH), leader statunitense nelle soluzioni geotecniche avanzate. “Questa acquisizione – dice il comunicato che ha dato l’annuncio dell’acquisto – rappresenta un passo fondamentale nell’espansione internazionale di ICOP”. Piero e Giacomo Petrucco spiegano il senso dell’operazione: necessità di cercare mercati alternativi all’Italia per il dopo-2026, scambio di tecnologie europee negli Usa e americane in Europa, sviluppo dei microtunnel a più alti margini. Mercato americano delle fondazioni da 11 miliardi.

La famiglia Petrucco sbarca negli Stati Uniti. La ICOP, società di ingegneria del sottosuolo quotata sul sistema multilaterale di negoziazione Euronext Growth Milan e tra i principali operatori europei nell’ambito di fondazioni speciali e microtunneling, ha annunciato ieri l’acquisizione del 100% di Atlantic GeoConstruction Holding (AGH), leader statunitense nelle soluzioni geotecniche avanzate. “Questa acquisizione – dice il comunicato che ha dato l’annuncio dell’acquisto – rappresenta un passo fondamentale nell’espansione internazionale di ICOP”. Per realizzare l’operazione, ICOP ha costituito negli Usa una società controllata al 100%, la ICOP Subsoil Inc., che acquisirà AGH Atlantic GeoConstruction Luxco 4, l’intero capitale sociale di AGH, “per un prezzo basato su un entreprise value di 126 milioni di dollari”. La chiusura dell’acquisizione è prevista per aprile 2025, subordinata – dice il comunicato – “alle consuete condizioni di closing”. L’acquisizione sarà finanziata “attraverso una combinazione di risorse proprie di ICOP e finanziamento a debito fornito da un pool di banche (Intesa Sanpaolo, Banco BPM e BNL BNP Paribas) con SACE come garante e da una primaria istituzione finanziaria”.

Prospettive future e investimenti

Come parte del processo di integrazione, ICOP lancerà una nuova divisione Micortunneling per ampliare la propria presenza nel settore delle tecnologie trenchless nel mercato nord americano, mettendo a frutta la sua pluriennale esperienza europea nella costruzione di reti di trasmissione di energia e acqua. L’adozione di tecnologie all’avanguardia consentirà a ICOP di rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione con soluzioni più sostenibili e ad alte prestazioni. La tecnologia GeoPier per il miglioramento del suolo, concessa in licenza esclusiva ad AGH nei suoi territori, verrà ulteriormente sviluppata per espandere le opportunità commerciali sia nel settore pubblico che in quello privato.

L’intervista

Abbiamo parlato dell’operazione di acquisto con Piero Petrucco, amministratore delegato di ICOP, ben noto al settore delle costruzioni per le cariche di vicepresidente Anche e presidente della Federazione dei costruttori europei (FIEC), e con suo figlio Giacomo, quarta generazione di famiglia nella ICOP, dove è consigliere di amministratore, responsabile per le funzioni di Finanza strategica, Corporate development e Investor Relation. Laureato in Economia e commercia all’Università di Pisa, dove ha conseguito alche il dottorato, sempre con lode, Giacomo Petrucco ha cominciato la carriera professionale nel 2019 lontano dalla ICOP, alla Finanza Internazionale di Atlantia, per poi passare come funzionario al Dipartimento del Tesoro (MEF). È transitato, anche, da tirocinante, presso il gabinetto del commissario europeo per l’Economia a Bruxelles. Partiamo da Piero.

Qual è il senso di questa operazione?

Un’impresa che vuole crescere nei prossimi anni – dice – deve cercarsi nuovi mercati, è impensabile che si possa crescere stando solo in Italia. Metto in pratica con la mia azienda quello che dico anche pubblicamente come Ance: l’impresa oggi deve pensare e guardare un po’ più avanti, non può pensare che il dopo-2026 arrivi dall’alto”.

Su quali mercati esteri siete già presenti attualmente?

Piero: Lavoriamo in Europa, in particolare in Francia, Germania e Danimarca da dieci anni.

Qual è la quota del vostro fatturato estero?

Piero: Abbiamo avuto un picco dell’80% negli anni più difficili per l’Italia, il 2017-2018, ma attualmente siamo all’80% in Italia e 20% all’estero, per il settore Pnrr e alcuni importanti lavori nel porto di Trieste. Con la convinzione che fra un paio d’anni comunque bisognerà riequilibrare il rapporto.

Nel comunicato dite che il valore della produzione AGH è stato elevato nel 2024 di 114 milioni di dollari. Qual è il vostro dato?

Piero: Nel 2024 siamo a 200 milioni

Giacomo: Non abbiamo fornito guidance noi direttamente, ma gli analisti sono intorno a quel valore, con un calore prospettico della produzione intorno ai 300-400 milioni.

Come fate questa produzione? Con quali attività?

Piero: La nostra attività è perfettamente divisa in tre. Per circa un terzo facciamo opere marittime, per un terzo fondazioni speciali, per un terzo facciamo microtunnel.

Cosa sono i microtunnel?

Piero: Sono opere che si realizzano prevalentemente nei settori del gas e dell’acqua. Alcuni esempi di lavoro che abbiamo fatto sono l’uscita a mare famosa di Melendugno per il Tap, poi abbiamo fatto Piombino e Ravenna. Abbiamo fatto il collettore della Farnesina, alla curva sud dell’Olimpico. È una tecnologia tedesca che si fa anche in America dove però non ci sono molti operatori. Abbiamo fatto lavori con risultati tutti molto soddisfacenti e, quindi, in prospettiva noi vorremmo spingere sul microtunnel.

Come e quando è nata l’idea di espandervi negli Stati Uniti?

Giacomo: L’intento strategico c’era già, perché sapevamo di avere una crescita in Italia per un massimo di tre anni e ci siamo posti per tempo il problema di cosa facciamo dopo. Inoltre, quando l’anno scorso abbiamo fatto la quotazione in Borsa, pensavamo già di utilizzare la maggior parte della raccolta per fare un investimento di questo tipo su mercato estero. Cercavamo un mercato con un profilo rischio-rendimento adeguato. Non ci piace stare in mercati rischiosi e, d’altra parte, se vuoi buoni rendimenti, devi andarli a cercare in mercati piuttosto chiusi. Gli Stati Uniti rispondevano a questi requisiti e avevano caratteristiche giuste per noi, perché lavoravano su tecnologia europea e hanno grande visibilità sugli investimenti infrastrutturali.

Come siete arrivati a questa società?

Giacomo: Conoscevamo bene le vicende di Terratest, un gruppo che faceva microtunnel e fondazioni. Due giri di seguito di leverage by out, poi qualche problema su due commesse in Nord Africa e Sudamerica l’hanno abbastanza appesantita, per cui è entrata in un piano di ristrutturazione, ha fatto delle linee private debt con un fondo che ha voluto alcuni asset americani come garanzia. Quando la leva è saltata, il fondo ha escusso le garanzie e questo ha accelerato il processo di vendita di questi asset americani che però era già previsto dal piano di ristrutturazione. Noi in quel momento stavamo rifacendo il nostro piano industriale, per capire dove eravamo e dove volevamo andare, e avviamo visto questa notizia. Siamo entrati in contatto con gli advisor che stavamo gestendo le vendite di questa società che per noi presentava caratteristiche molto interessanti perché era già profittevole, con un management competente (il presidente esecutivo è un italiano ex Rodio che Piero e Vittorio conoscevano già), un piano di crescita credibile, con un CCAGR del 19% dal 2017. Tutto questo riduceva il rischio di costruzione dell’operazione. Ma il fattore decisivo per noi erano le tecnologie, complementari alle nostre: pensavamo di prendere le fondazioni e di investire sui microtunnel che hanno margini maggiori. Inoltre alcune soluzioni tecnologiche che pensiamo di utilizzare anche in Italia, come per esempio Geopier, pali in ghiaia che hanno brevettato e utilizzano attraverso un consorzio con licenza esclusiva in alcuni Paesi.

Che cosa sono?

Piero: È una tecnologia presente in misura molto massiccia nel lavoro che sta facendo, per esempio, Webuild nella diga foranea di Genova. È una tecnologia realizzata da due americani che potrebbe avere un largo impiego anche in Europa.

Quali saono le principali sfide che avete affrontato?

Piero: Abbiamo dovuto affrontare problemi autorizzativi e di mercato, ma eravamo molto determinati perché abbiamo capito che era assolutamente necessario dare un’operazione di M&A per entrare nel mercato americano.

Quali sono le sinergie operative previste per l’acquisizione della società americana?

Giacomo: Ci sono spazi per sinergie operative nell’ottimizzazione die costi e nella gestione del parco macchine, grazie alla complementarietà delle tecnologie. Abbiamo mostrato un’analisi sul grado di utilizzo dei nostri macchinari, indicando che il backlog si poteva realizzare senza grandi investimenti in Capex.

Qual è la dimensione del mercano delle fondazioni negli Stati Uniti?

Il mercato delle fondazioni negli Stati Uniti vale nel 2024 circa 11 milioni di dollari. Ma c’è un potenziale significativo di crescita per il microtunnel, che, come detto, hanno anche margini più alti rispetto alle fondazioni.

Ritenete ci siano oggi vantaggi strategici di avere una presenza negli Stati Uniti?

Avere una presenza robusta e consistente negli Stati Uniti riduce il rischio di esposizione geografica e offre un mercato ampio per le nostre ambizioni. Soprattutto in questo momento, avere un piede negli Stati Uniti rende più facile l’accesso al mercato americano.

 

L’intervista volge al termine, ma Giacomo ci tiene ad aggiungere una “nota di colore” Riguardo il nome che è stato dato alla bidco, la società offerente, Subsoil. “E’ il nome che nostro nonno negli anni ’70 aveva dato alla società registrata negli Usa, con l’idea di iniziare le attività di fondazione negli USA (casualmente proprio a 60 chilometri da dove si trova la società target), convinto delle prospettive americane. Poi per la scelta di restare a vivere in Friuli, il progetto all’epoca non andò avanti”.